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I sepolcri della concupiscenza

Un antico racconto narra la storia di un uomo al quale era stato promesso il possesso della terra che sarebbe riuscito a calcare coi suoi piedi, ma con la condizione di dover ritornare prima del tramonto. L'uomo molto avido percorse più del dovuto, e nella sua folle corsa non calcolò il tempo di ritorno, giungendo così dopo il calar del sole; l'uomo non riuscì perciò, dopo tutta la sua fatica ad ottenere niente di quello che gli era stato promesso.

Quest'aneddoto traccia perfettamente l'avidità che è nel cuore dell'uomo del ventunesimo secolo, che brama e desidera avere sempre più di quello che già possiede. La Bibbia riporta la storia di un'amara esperienza vissuta dal popolo Ebraico, dopo essere uscito dall'Egitto. Israele in seguito alla lunga schiavitù perpetrata dal faraone per mezzo di molte angherie, fu potentemente liberato da Dio ed intraprese il lungo viaggio che lo avrebbe portato nella terra promessa; ma in una delle tante tappe nel deserto, si fecero catturare dalla concupiscenza e cominciarono a bramare i frutti ed i pesci d'Egitto (Numeri cap.11), palesando così tutta la loro irriverenza ed ingratitudine nei confronti di Dio. Alla conclusione di quest'episodio scopriamo che Dio infligge al Suo popolo un severo giudizio; appena cominciarono ad "assaporare" le carni delle quaglie -che Dio stesso aveva provveduto per dimostrare tutta la Sua potenza-, un flagello cadde su di loro e molti ne morirono. La concupiscenza aveva fatto le sue vittime! Quella tappa fu ricordata da Israele con il nome di Chibrot Attaava ovvero:

«I SEPOLCRI DELLA CONCUPISCENZA»

I sepolcri della concupiscenzaQuest'evento così lontano a noi è posto sotto i nostri occhi per farci meditare seriamente intorno alla nostra condotta, quei sepolcri si ergono ancora oggi come un monumento a ricordo di ciò che produce la concupiscenza, ma non solo quelli, in altre migliaia e migliaia di tombe, nelle loro lapidi potrebbe esservi benissimo l'intestazione: «Qui giace un'altra vittima della concupiscenza».

Ma cos'è la concupiscenza? Essa non è altro che la bramosia d'avere e possedere ciò che non è lecito, che non è utile, che provoca soltanto del male all'anima dell'uomo. Israele doveva imparare a dipendere totalmente da Dio; dopo aver respirato l'aria del soprannaturale, dopo aver visto la Gloria di Dio, il mare aprirsi davanti ai loro occhi e passare a piedi asciutti, dubitano della bontà e della potenza di Dio e si domandano: "Chi ci darà da mangiare della carne?" (Numeri 11:4); la concupiscenza fa desiderare ciò che non si ha, e fa disprezzare quello che si possiede. La manna provveduta miracolosamente da Dio che aveva il sapore di schiacciata fatta col miele (Esodo 16:31), per Israele diventa un "miserabile pane" (Numeri 21:5) da ritenere di poca considerazione.

Stiamo attenti! Il nostro mondo occidentale ed opulento ha ormai preso la brutta piega di bramare e desiderare, di possedere ed ottenere a tutti i costi, con mezzi leciti ed illeciti. I mass-media in tutto questo hanno la loro grande colpa di bombardare costantemente gli uomini a ricercare il piacere, ad ottenere il massimo, ad avere sempre di più, a bramare e desiderare più di quello che hanno gli altri, ad essere sempre, ad ogni costo, superiori agli altri. L'uomo stranamente s'accorge di quello che non ha, e lo desidera come se fosse la cosa più indispensabile della sua vita, ma non si rende conto d'avere più di quello che gli è necessario. Il popolo di Dio aveva ottenuto tanto, eppure era pronto a mormorare e a lamentarsi; è facile scadere in questo clima buio e pessimista, è facile prendere l'abitudine di lamentarsi per ogni cosa, ed è pure altrettanto facile conoscere persone di questo genere. Nel terzo e quarto mondo molti uomini ringraziano Dio solo per un solo pugno di riso al giorno!

L'Apostolo Paolo, dopo la sua conversione, aveva rigettato tutto come tanta spazzatura, dinnanzi alla maestà ed all'eccellenza di Cristo, ed aveva posto le giuste priorità nella sua vita, dichiarando: … ma avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti.
L'uomo non è mai contento! L'erba del vicino è sempre più verde! Il cuore dell'uomo è sempre insoddisfatto e desidera raggiungere quei miraggi lontani ed inesistenti come se fossero la mèta più sublime della sua vita; UOMO SVEGLIATI !!! Quel miraggio è soltanto una mera illusione che ti trascinerà verso un altro sepolcro di concupiscenza preparato per te!

Il filosofo ateo Frederick Nietzsche in una sua famosa "parabola" intitolata: l'uomo folle disse:

…Dio è morto, Dio resta morto, e noi lo abbiamo ucciso! …quanto di più sacro e di più possente il mondo possedeva si è dissanguato sotto i nostri coltelli …si racconta ancora che quest'uomo folle abbia fatto irruzione in diverse chiese intonando il suo Requiem aeternam Deo. Cacciato fuori e interrogato, si dice che si fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: "che altro sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?".
Nietzsche nella sua cecità ottenebrata era convinto che Dio sarebbe sparito dalla circolazione come un cadavere in stato avanzato di decomposizione, che viene presto sepolto e subito dimenticato, le chiese di conseguenza erano l'attestazione e la dimostrazione dell'avvenuto seppellimento.
Dispiace dirlo ma Nietzsche è morto da oltre un secolo, mentre Dio è "il vivente" nei secoli dei secoli, egli è l'immortale ed immutabile, il sepolcro di Dio è vuoto! Egli è ancora seduto sul Suo trono e regnerà per sempre, per tutta l'eternità! Ma quanti sepolcri devono ancora riempirsi di uomini e donne che non pongono fiducia nell'amore di Dio? Che bramano il superfluo ma rifiutano la Grazia meravigliosa del Signor Gesù? Che vanno alla ricerca dell'impossibile e dimenticano l'offerta gratuita concessa loro da Dio, che si traduce in vita eterna?
Quanti sepolcri dovranno essere intitolati ancora:

"I SEPOLCRI DELLA CONCUPISCENZA?"

Rosario Murabito

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